Luigi Galligani

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di Carlo Franza


" Una grande cornice temporale avvolge la scultura di Luigi Galligani,mettendolo in evidenza come per focalizzare lo spessore di un ideale rivisitato,d'una grazia e d'una finezza tutta in crescendo. Dicevo cornice temporale in quanto Galligani vuol rapportare il presente al passato e viceversa, rieditando quel motto del Winckelmann che indicava come massime qualità dell'arte greca "la mirabile semplicità e la quieta grandezza. La sua scultura che oggi poi appare sotto la protezione di Ada Zunino,vive,dunque, un respiro in cui pare aver assimilato in profondità gli stimoli e le tecniche di un nuovo classicismo. Con intelligenza e con coraggio sfuggendo alle ragioni della bestialità , di quei temi graffianti che nel secondo novecento hanno contaminato l'arte c ontemporanea,si riporta allo studio e al disegno dell'antico, riproponendo plasticamente figure e gruppi statuari in cui la rappresentazione del mito, la bellezza eternata, ritrovano nuove stagioni,nuove occasioni , nuove sollecitazioni. La classicità sognata è la sua vera risposta a livello esistenziale,ed è anche interpretazione di un antico rassicurante , conciliazione di un bello di natura e di un bello ideale. Lo scultore affonda lo sguardo nella grande scuola del mondo, in quelle vestigia che sono memoria e stratificazione storica,riproponendo non copie colorite, ma modellati di grande disciplina, con bronzi e terrecotte che si avvolgono di umana verità, di ricerca sul vero, ed anche di misteriose azioni concitate e drammatiche,di epica grandezza, che di ispirazione ai rilievi arcaici che lasciano leggere una volontà etica ma anche estetica. Sicchè le sculture di Luigi Galligani raccontano la storia antica e moderna nei suoi aneddoti e nelle sue leggende. Dei e dee come Cerere, nudi femminili e sirenette, tori e lotte, c'è una riproposta di temi mitologici attraverso la disciplina neoclassica,in un rito di linee e di forme percorse da una sottile e intellettuale sensualità. Nella temperie del nostro tempo che vede artisti muoversi attorno a un'arte più reale che spirituale, Galligani appare un solitario,come per agguantare la dolcezza di una scultura antica,eppure sempre resistente,grazie non solo a uno slancio d'amore,ma soprattutto a una sorta di eroicità che riporta a vivere con la memoria il sogno e la bellezza dell'antichità. Nel suo grande laboratorio-museo in Toscana ,dove vive, che è anche insolita fucina,egli colloquia con le sculture grandi e piccole, e gli sterminati disegni, emblemi forti, fibrillanti, che interrogano lui guardiano dell'umanità. Sicchè Galligani, impetuoso e trepidante scultore italiano, che descrive plastiche forme attraversate da tensioni e sensuali abbandoni, ma anche modellati morbidi e saldi e fluidissime linee percorse da istanze romantiche e realiste, ci occasiona di una nuova pagina della scultura contemporanea. Lo fa con la varietà dei materiali provocati dagli innesti sul corpo di quegli eroi ,sui corpi di quelle figure levigate per formare l'idea della scultura. Quei corpi e quei riferimenti mitologici sono al centro dei nostri sguardi, argomentano la bellezza nei suoi risvolti in questo primo decennio del nuovo millennio. E' una provocazione alta e colta perchè questa scultura intende fare ritrovare all'uomo la verità, l'accadimento, la vita, la dignità, la storia, la bellezza. Tutto ciò premia Galligani e il suo linguaggio, come unico e solitario erede della grande scultura italiana ed europea.".

Milano, 21 Dicembre 2009

Carlo Franza



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