Luigi Galligani

Rotterdam, Olanda, 26 Aprile-30 Settembre, Kurhaus-Gallery Bell'Arte | Pietrasanta, Italia, Luglio-Agosto, Galleria Enrico Paoli | Galerie du Soleil, Naples-Florida (USA), da Settembre in Galleria sono presenti sculture, disegni, pastelli

Home page
Pensieri dell'Autore
Sculture
Mostre-Eventi
Biografia
Testi critici
Contatto



I am thinking about the Mermaids:
What is the reason of their timeliness?Why they are so charming,so able to take our mind?they are the beauty,they have a special song,but it is not only for this:
I thing that it is for the mystere,for the duality of their nature,fish and woman,for the idea of our problematic life,of our precarious existence,they tell us, with their song ,to pay attention, because in the world there are so many unknown things,and dangerous From their seas, where they live,they see every things.
It is better to listen their songs

Mi sono chiesto tante volte: quale è l'Uomo Moderno? E' quello della società a tecnologia avanzata, a cui anche io appartengo o, per esempio, l'Aborigeno australiano che si ciba di insetti e di radici e che non possiede altro che lo stretto necessario per vivere?
E se sono io l'Uomo Moderno, in giacca e cravatta e con la borsa da lavoro, l'altro................ chi è?
Perché la Storia Presente mi fa vedere in contemporanea questi due esseri, uno attrezzato e artefatto, l'altro allo stato di Natura?
Forse per suggerirmi che al di là delle apparenze, non c'è molta differenza tra i due?
Forse per rimettere in discussione il nostro presunto grado evolutivo rispetto all'altro, paragonabile a quello dell'Età della Pietra?
Conviene riflettere bene su tutto ciò: il Tempo presente ci mette sulla stessa linea società umane, apparentemente molto differenti l'una dall'altra, in diversi gradi evolutivi per dirci forse che i nostri metri di valutazione sono limitati ed erronei: forse anche la nostra cognizione della Storia è fallace o addirittura illusoria.
Il Tempo sta facendo uno sberleffo alla nostra cultura e alla nostra presunzione e la Natura con i suoi cataclismi ci ricorda che la nostra vita è appesa ad un filo fragilissimo.
Basta togliere la corrente elettrica e tutto il Mondo Occidentale è semplicemente perduto.

Io pulisco le mie figure dai connotati che la Storia occasionalmente conferisce loro, le decontestualizzo di proposito e le pongo in una situazione metastorica: la situazione del Mito.

E tutto questo a che scopo?
Per restituire una figura umana sgombra dalle nostre assurde e devianti sovrastrutture, una figura umana in cui un giorno ci si possa riconoscere al meglio, una proiezione nobilitata di quello che siamo o che potremmo essere.

Nelle mie sculture non v'è traccia di facili "modernità", di parole o frasi "alla moda": le mie opere sono il frutto di un lungo lavoro di pulizia etica dell'immagine in modo da restituirla all'osservatore in una veste insolitamente semplice e senza oratorie altisonanti od urlate.

Per far pulizia nella direzione dell'Etica, bisogna essere disposti a sudare "sette camicie", e a rischiare moltissimo, soprattutto la solitudine e l'incomprensione.

La tecnologia non entra nelle mie figure; ne resta completamente fuori perché è un corpo estraneo fuorviante e che distoglie dalla dimensione "umanistica", l'unica dimensione che veramente mi interessa.

La tecnologia ci fa sentire "superiori" e "migliori" di chi invece ne è privo, e ci autorizza a guardare il proprio prossimo, magari più sfortunato, dall'alto al basso: quindi questa tecnologia, pur necessaria, sovente ci frastorna, ci dà illusione di onnipotenza; ci rende cattivi e supponenti.
Per questo la escludo completamente dalla mia visione estetica dell'immagine umana e il mio scopo è costringere anche gli altri a farne a meno.

Tanto è cresciuta la tecnologia, tanto la dimensione umanistica è in caduta libera.

Buona parte del pubblico che pure apprezza le mie opere, non troverà mai strazianti deformazioni in esse, tagli, rotture, squarci oppure oggetti che richiamano al nostro "quotidiano": proprio per questo tale pubblico è perplesso e non sa che pesci prendere di fronte a questa figurazione, apparentemente "classica", ma in realtà insolita e difficilmente inquadrabile in una corrente artistica contemporanea.
Le mie opere non sono "citazioni dotte", non sono "reperti archeologici" che un' artista inserisce in un determinato contesto compositivo per "rimeditare con malinconica nostalgia" un'epoca lontana che nulla potrà far ritornare in vita.
Quando modello una Minerva, per me quella Minerva è viva, è attuale, è "adesso": questo vale anche per Afrodite, per Bacco, per Cerere, per una Sirena oppure per Tritone: ma non ho bisogno per rendere "contemporanee" tutte queste Divinità, di addobbi tecnologici, di "deformazioni", di un abbigliamento "attuale": il mio discorso è esclusivamente a livello "umanistico", cioè si parla solo della figura umana, nuda e cruda e voglio che il mio pubblico si concentri solo su questo aspetto che poi è l'aspetto di fondo di ogni essere umano.

E allora dove sta, se c'è, la "modernità" nell'opera di Galligani?
Sta "tra le righe" delle sue immagini, può essere in una "postura", in uno sguardo, in un atteggiamento, in un modo di stare e di porsi di fronte al prossimo, che secoli fa non era pensabile o si manifestava in altro modo e con un ritmo completamente diverso.

Quindi questa Modernità è "sottile", ma, permettetemi di dire, "sostanziale" mentre noi siamo abituati al "gran frastuono" dell'Arte Contemporanea ufficiale che procede in mille direzioni, che celebra la sua Modernità con un frasario altisonante, con deformazioni vistose, con materiali innovativi, con una "libertà" eccitata e recitata più che effettiva, esibendo un anticonformismo stereotipato, un po' di maniera che ci dà quasi l'illusione che oggi si possa fare e dire tutto e il contrario di tutto senza problemi perché l'Arte di oggi è "finalmente" libera.
L'Arte di oggi invece non è così libera come sembra: di fronte alle mie opere per esempio si resta interdetti, perplessi, pur oggettivamente apprezzandone il valore estetico.
Non si capisce da quale ordine mentale provengano, non si capisce dove vado a parare: e se poi Galligani, facesse come i gamberi, e cioè "andasse all'indietro"?
Se per un secolo fu detto che l'evoluzione dell'Artista è "procedere dal figurativo all'astratto", adesso risulta difficile digerire il percorso in senso opposto che io ho messo in atto ormai da tanti anni e che mi condotto alla Figura Umana più descritta di prima e concepita in una dimensione nobilitata ed ideale.
"Percorso in senso opposto", non un ritorno al Passato che oltretutto è materialmente e mentalmente impossibile: un percorso che mi dia la possibilità di trovare un'immagine umana degna di questo nome, intrinsecamente e non esteriormente moderna e che si lascia alle spalle le deformazioni del XX secolo.
Credetemi, anche le "deformazioni" rischiano di "invecchiare", quelle deformazioni che erano un po' il simbolo della "Libertà espressiva" dell'Artista, della sua voglia di "rompere gli schemi", il simbolo della, peraltro sacrosanta "ribellione alle formule gelate dell'Accademia".
Anche le deformazioni possono diventare Accademia, anche le frasi urlate possono essere espressioni del Conformismo.
La ricerca del Paradosso, della Sorpresa, dell'effetto scenico, se non supportate da un intensa vita interiore e da drammi veri, rischiano veramente di inaridirsi fino a diventare, paradossalmente, aspetti tipici del nostro Conformismo.
Però per tanta parte del pubblico che pure frequenta le mostre, le Deformazioni, i Tagli, le alterazioni delle proporzioni, oppure la negazione della Figura Umana, l'Arte astratta, la Pop Art, etc. sono presenze tranquillizzanti, cioè il pubblico sa che quelle sono le espressioni della Modernità, sono le comode pantofole che ci fanno sentire "inseriti", "alla moda", "di punta", "vitali", "anticonformisti" , "coraggiosi" ,"ironici ", "dissacranti" e che tutto ciò che non porta con sé determinate caratteristiche, rischia di non essere moderno e quindi comprensibilmente crea problemi, dubbi e timore.
Se la mia opera fosse veramente un comodo ripiegamento sul Passato, non creerebbe problemi e perplessità: il Pubblico sente che nel mio caso il Mito non è una "citazione", come invece secondo lui dovrebbe essere, sente che i temi della mia scultura sono vissuti da me nel qui e nell'oggi e questo scombina un assetto mentale che molti invece credevano fosse certo, assodato e irremovibile.
Gli dei e dee sono "cosa passata" e quindi possono essere solo "citazione erudita" e nulla più: perché allora Galligani rivive oggi questi temi così lontani nel Tempo?
Io intendo rendere moderno il Mito, non "antichizzare" me stesso: intendo far capire che c'è un aspetto del Mito sempre attuale e che non muore mai, un aspetto fondo e che sta dietro tanti pensieri, sentimenti, atteggiamenti, paure del nostro Contemporaneo.
La nostra Storia è malata perché celebra l'Attimo Fuggente, parente strettissimo della Morte.
L'Arte contemporanea, in gran parte è figlia dell'Attimo Fuggente: il Mito dunque serve a combattere l'Attimo Fuggente e dunque la Morte.




arte contemporanea - scultura italiana - arte mediterranea - scultura in bronzo terracotta marmo - scultura monumentale



cybermarket web agency