Luigi Galligani

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di Raffaele De Grada


Ho avuto modo di parlare per la prima volta della scultura di Luigi Galligani nel 1991 in occasione della sua personale alla "Galleria Cortina" di Milano. Questo scultore toscano mi aveva subito interessato per la pulizia delle forme di scultore classico e per l'incanto che si prova nel vederle. Dopo dieci anni ci ripropone le sue Veneri, Pomone, Medea, Minerva ed altre figure femminili. Una ricerca che esiste fino dalla notte dei tempi come le "Antenate di Venere" esposte nella recente mostra del Castello Sforzesco a Milano dove emerge la "Venere" paleolitica di Dolnì Vèstonice di circa 27 mila a. Cr.
Il cammino dell'arte è stato faticoso e lento in tanti secoli e millenni e la Venus di Galligani realizzata in bronzo ci porta questo tema vivo con tutto il fascino che ci manda Venere nel tempo, una dea che condiziona la vita di tanti uomini in ogni momento. Ma quello che crea maggior stupore è l'originalità con cui appaiono a noi la "Murena" del 2004/2005 che è lì guardiana di qualsiasi spazio.
Si può pensare anche alla "Polena" che era a guardia della nave che solcava i mari al tempo delle grandi scoperte e dei corsari che hanno arricchito tante casate. Questa sarebbe un po' scontata come idea. In queste sculture si sente un segnale, un pericolo che coinvolge tutti. I mari, gli oceani, i ghiacciai, hanno subito danni ingenti dall'uomo.
Le guerre, l'inquinamento industriale hanno fatto aumentare il riscaldamento in alcune zone del pianeta che uniti al disboscamento portano alla tragedia. Se Marino Marini ci segnalava il danno con un linguaggio quasi paleolitico, Galligani ci ricorda Giambologna e si proietta nel nostro futuro senza la gioia del passato di questi maestri, con un velo di tristezza.
Dal 1991 ad oggi si sono viste tante mostre inutili e sgradevoli. E' stato difficile navigare in questi dieci anni, ma l'incanto, il mistero che accompagna queste "murene" e le "polene" è intatto. Sarebbe bello vederle all'ingresso dei porti, dei fiumi che hanno ponti, adagiare il "canto delle sirene" sulla spiaggia in attesa che arrivino le navi, oppure mentre guardano il sole che tramonta. Con un saluto alla notte mentre queste dee senza età ci guardano, di questo scultore si può dire a buona ragione che è nato un artista nuovo, cosa molto rara.

MILANO, 23 Febbraio 2010.

Raffaele De Grada



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