Luigi Galligani

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FIGURE MODELLATE DAL RESPIRO DEL TEMPO
Romano Battaglia


Le Galligani sembrano figure modellate dai venti e dalle piogge su una spiaggia senza tempo. Immobili, assorte, in ascolto di un messaggio misterioso che sembra giungere dall'infinito.
I loro occhi pensosi e stupefatti testimoniano di un mondo lontano anni luce dalla nostra epoca, eppure la loro emanazione di umanità è vicina a noi, al di qua della sabbia che le separa dal mare. Donne racchiuse in forme pure come quelle dei sassi di fiume che l'acqua ha levigato durante il cammino dalla montagna al mare. Opere racchiuse da linee essenziali come solo la natura e l'arte possono portare a termine. L'arte ha bisogno di semplicità, di impeti e può nascere da un pezzo di roccia che richiede un vento aspro e un terreno rude per modellarsi.
Luigi Galligani trasferisce nella pietra, nel cemento, nel bronzo o nella terracotta il suo mondo interiore fatto di riflessioni. È consapevole che non basta avere mestiere perché senza un messaggio profondo le opere d'arte risultano mediocri. Ma chi sono e che cosa vogliono dirci le donne dell'artista che dominano la lunga riva del sogno? Bagnanti sulla sabbia, figure mitiche, sibille, oppure madri in attesa dei figli partiti per lidi lontani?
I loro atteggiamenti esprimono un messaggio che passa fra terra e cielo, fra la dimensione del reale e il mondo immaginario delle favole.
C'è da fare una considerazione profonda di fronte alle sculture di Galligani, la stessa ripetuta più volte dai grandi nomi della letteratura e dell'arte: "Dio si manifesta a noi attraverso la vita dell'universo e il pensiero umano. La prima manifestazione si chiama natura, la seconda arte".
Le sculture di Galligani sono sul confine di queste due dimensioni ed è per questo che imprigionano l'anima del mondo. L'arte non è imitazione, ma illusione, contemplazione. È il piacere di uno spirito che penetra nel mistero della natura e scopre che anch'essa ha un'anima. È la più esaltante missione dell'uomo che cerca di capire l'universo e di farlo comprendere agli altri.
Nei volti solari dai grandi occhi c'è lo stupore dei calchi di Pompei dove l'attimo fuggente della vita fu imprigionato dalla lava vulcanica. Figure con lo stupore e il terrore nei volti, forme disperatamente protese verso un destino ormai segnato. Anche il loro sguardo si rivolse al cielo prima delle tenebre.
L'artista racchiude in linee tondeggianti i suoi modelli lasciando che il pathos si riveli attraverso l'armonia delle forme tendenti all'alto. Questo anelito di innalzarsi dalla terra si concretizza nel Pegaso che sta per spiccare il volo verso il cielo, quasi a simboleggiare la lotta del pensiero contro le nuvole nere dell'incomprensione.
Ogni scultura, poggiata in un paesaggio agreste, appare sublime se si riesce a distaccarsi per un attimo dal chiasso della vita di tutti i giorni ed osservarla con semplicità come può fare un bambino che non è capace di distruggere il presente con i ricordi del passato.
E un cammino spirituale quello di Galligani, un canto per la natura, per la vita, per l'amore universale. C'è sempre una luce calda a rischiarare il suo orizzonte, la stessa che illumina i campi di grano, le marine solitarie, i paesaggi silenziosi. Le sculture sono testimoni di un tempo lontano e narrano la storia di un segreto nascosto per anni nel profondo della terra, fra i resti di civiltà scomparse. Scolpire per l'artista è riuscire a mantenersi in equilibrio tra un'estrema consapevolezza del presente e nello stesso tempo con la dignità di dover tenere vivo il senso di meraviglia del mondo. Le sue opere sembra vogliano dire: "La perfezione si raggiunge non quando non c'è più niente da aggiungere alla materia, ma solo quando non c'è più niente da togliere".

Romano Battaglia



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